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A Pasiano non vince solo il tabellino: la sera in cui Casarsa ha raccontato chi vuole diventare

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Pasiano

Una partita intensa, vera, sanguigna: Pasiano la porta a casa 71-69, ma Casarsa mostra progetto, identità e il futuro che sta costruendo sotto la guida di coach Pozzan

Era una di quelle sere in cui il basket dilettantistico – quello vero, sanguigno, senza fronzoli – ti ricorda perché questo sport è meraviglioso. A Pasiano finisce 71-69 e già il punteggio racconta di suo una partita tirata, giocata con la faccia dentro il parquet e con la sana follia di chi ha ancora l’età per provare tutto e non avere paura di nulla.

Un risultato che, a guardarlo così, sembra un dettaglio aritmetico. Ma in realtà è un frammento di una storia più grande, più profonda, di quelle che Federico Buffa definirebbe “storie che camminano su due gambe”, perché dietro ci sono volti, idee e un progetto che cresce silenziosamente.

Pasiano: squadra costruita con cura certosina, pescando talenti dalle società del Pordenonese e dal vicino Veneto, ha portato a casa la vittoria. Una squadra dal pedigree importante, nata per competere, quasi per vincere per definizione. Eppure… eppure la sera, se eri dentro quel palazzetto avvertivi che la tranquillità di coach Carniel si faceva pian piano tensione e ansia  e avevi la sensazione che il racconto stesse cambiando direzione. Perché c’era un’altra squadra che stava dicendo qualcosa. E quella squadra era Casarsa.

Il primo quarto, 22-14 vuol dire che i biancorossi sono venuti a giocarsela senza paura, con la leggerezza dei giovani e la solidità di chi ha un’idea chiara di sé. Perché dietro ai ragazzi c’è un uomo, un allenatore, che ha deciso che questa Under 19 non è un esercizio di stile, ma un passo di un progetto più grande.

Il secondo (13-12) e il terzo quarto (16-15) sono stati un dialogo: due squadre che si rispondono, si studiano, si sfidano. L’ultimo periodo, 20-24, è stato il tentativo finale – riuscito solo a metà – di Casarsa di strappare la storia dalle mani di una squadra che sulla carta era più attrezzata.

Giulio Fabris mette insieme 31 punti che non sono solo una prestazione: sono la dichiarazione di un giocatore che trascina, che decide di mettersi sulle spalle il ritmo della partita. Ha fatto una delle sue migliori partite con trentuno punti, sei triple sembrava che avesse quel tipo di grazia che non insegni, che arriva da dentro e basta. 
Accanto a lui Tomas Colussi, 12 punti costruiti con intelligenza, solidità, attenzione ai momenti. Molte volte in difficoltà nel raddoppio di marcatura che Pasiano gli aveva confezionato per limitare la sua propensione offensiva. E poi c’è la partita di Lorenzo Pivetta (foto). Una di quelle partite che, viste con la lente sportiva di Giacomo Crosa, diventano simboliche. Perché non parliamo solo di punti, ma di presenza. Pivetta combatte, difende, attacca, penetra in area con determinazione, costringe la difesa di Pasiano al contatto e si guadagna cinque viaggi in lunetta.E’ quel tipo di giocatore che non entra nei racconti solo col numero dei punti – perché non è quello il suo linguaggio. Il suo linguaggio è il corpo. Le spalle larghe, il petto avanti, la volontà ostinata di non arretrare mai. Ha attaccato l’area del Pasiano come se ci fosse un confine da difendere. Ha combattuto su ogni possesso, ha difeso con il cuore prima ancora che con le gambe.

Ma la forza di Casarsa non è stata di un singolo. Né di due.
È stato il collettivo. Una squadra che ha corso, coperto, aiutato. Che ha sostenuto i compagni più produttivi in attacco con un lavoro difensivo fatto di sacrificio, di rotazioni puntuali, di rimbalzi contesi, di palloni sporchi trasformati in occasioni.

Una squadra che ha reagito, che non ha perso intensità, che ha costruito ogni possesso con dedizione.

E la sensazione continua di voler ribaltare gli equilibri con il pensiero, con la tecnica, con la costruzione del gioco più che con l’impatto fisico. Ma il punto, come spesso accade nello sport, non è la vittoria. È ciò che resta.

E ciò che resta, per Casarsa, è enorme.

Perché coach Pozzan sta costruendo qualcosa che va oltre il risultato. Sta gettando fondamenta per la DR1 dei prossimi anni, sta creando un’identità tecnica ed emotiva, sta insegnando a un gruppo di ragazzi che la competizione vera non è un luogo dove si va a sperare: è un luogo dove si va preparati.

La partita contro una squadra “forte per definizione” come Pasiano ha mostrato una cosa chiara: Casarsa c’è. C’è nelle idee, nel ritmo, nella capacità di leggere la partita, nella calma nei momenti difficili.

RAGAZZI: AVANTI COSÌ!

Basket Pasiano VS ASD Casarsa 71-69

Parziali: 22-14, 13-16, 16-15, 20-24

Basket Pasiano: Ceschin 2, Paro, Sist 1, Uliana 19, Toldo 11, Scodeller 4, Beani 2, Campolo 12, Coral 4, Zanese 16, Scarel. Allenatore: Carniel

ASD Casarsa: Flores, Fabris A., Fabris G. 31, Colussi 12, Francescutti 3, Liva, Ibrahim 8, Gardin 3, Sturzu 3, Pivetta 9. All. Pozzan

Arbitri: Gobbo