C’è un momento, nelle partite dei campionati giovanili, in cui il talento lascia spazio al carattere. E poi ce n’è un altro, più sottile, in cui il carattere rischia di sconfinare in qualcos’altro. Casarsa–Fiume Veneto, Under 19 Gold, è stata entrambe le cose.
In palio non c’erano soltanto due punti, ma il primo posto del girone argento della seconda fase. Si percepiva già dal riscaldamento: sguardi lunghi, silenzi densi, movimenti misurati. I ragazzi si studiavano, come fanno le squadre vere.
Casarsa arrivava all’appuntamento con un’assenza pesante, quella del capitano Giulio Fabris, fermato da una distorsione al piede destro. Una mancanza che si è sentita soprattutto nei momenti di gestione emotiva della gara. Perché dal punto di vista tecnico, la partita è stata di livello alto, a tratti anche molto alto.
Fiume Veneto parte forte, con un pressing asfissiante, continuo, al limite del regolamento. Gli arbitri intervengono, richiamano, cercano di riportare la gara su binari più puliti. Il risultato è un equilibrio costante, con il divario che oscilla attorno ai cinque punti, senza mai spezzarsi davvero.
Sturzu orchestra, prova a innescare Awall e Liva, ma la difesa di Fiume è attenta, fisica, pronta a chiudere ogni linea di passaggio. I lunghi di Casarsa faticano a trovare spazio vicino a canestro. Servono allora le iniziative individuali: le penetrazioni di Colussi e Pivetta diventano la chiave per scardinare l’arcigna difesa guidata da Sioni.
È una partita vera, intensa, a tratti anche bella. Poi, lentamente, cambia tono.
Alcune decisioni arbitrali accendono le panchine e le tribune. Le voci si alzano, il clima si scalda. Nell’ultimo quarto, quando Casarsa riesce a mettere la testa avanti e poi viene ripresa, la tensione diventa protagonista. Sioni alza la voce, chiede più durezza ai suoi. Non è chiarissimo il confine tra intensità e nervosismo, e forse è proprio lì che la partita scivola.
Il gioco si spezza, perde fluidità. I fischi diventano più pesanti dei canestri. Pozzan paga con un doppio tecnico e lascia il campo, tra le proteste della panchina e del pubblico. È un segnale: la gara non è più soltanto basket.
Si entra nell’ultimo minuto punto a punto, ma ormai il controllo emotivo è fragile. Gon chiama un fallo, che viene sanzionato come antisportivo a Gardin. Colussi reagisce, un gesto di frustrazione, e anche per lui arriva il doppio tecnico: partita finita.
Fiume Veneto si ritrova con sei tiri liberi e la possibilità di chiudere. Non sbaglia. Allunga e porta a casa una vittoria pesante, forse più per come è arrivata che per il punteggio finale.
Resta però un retrogusto amaro, che va oltre il campo. A partita finita, un giocatore di Fiume Veneto si rende protagonista di un episodio spiacevole, rivolgendosi in maniera minacciosa verso alcuni genitori di Casarsa, mentre la panchina osserva senza intervenire. Sono immagini che non appartengono allo sport, e che nulla hanno a che vedere con la crescita di questi ragazzi.
Per la cronaca, Casarsa esce comunque con indicazioni importanti. Ottima la prestazione di squadra, con i soliti Colussi e Pivetta sugli scudi: per quest’ultimo, oltre venti palloni recuperati, dato che racconta più di tante parole.
E poi c’è spazio anche per una nota più leggera: auguri di buon compleanno a Colussi Tomas e ad Alberto Fabris, rispettivamente 19 e 18 anni. Numeri che parlano di futuro.
Pozzan, a fine gara, chiede scusa ai suoi ragazzi. Un gesto sincero, umano. Perché anche chi ha esperienza, a volte, fatica a contenere l’impeto.
Ed è forse questa la lezione più importante di una serata intensa: il talento si allena, il carattere si costruisce. Ma è l’equilibrio, quello, che fa davvero la differenza.